Le cose concrete che possiamo fare per ridurre i danni, dopo che abbiamo distrutto il Pianeta
Nell'ipotetico giorno in cui si immagina si sia sviluppata la vita sulla Terra, la specie umana è arrivata 4"prima della mezzanotte.
Quattro secondi ci sono stati sufficienti per distruggere tutto ciò che si era gradualmente e molto lentamente sviluppato in 23 ore e 56 minuti.
Qualche altro sceinziato divulgatore, er farci superare l'impasse demotivante e la fatica scoraggiante di pensare (che poco ormai lo facciamo) ai miliardi di anni in cui il Pianeta è diventato vivo, usa come metafora un anno solare. In quel caso siamo nati un minuto prima della mezzanotte (forse già un po' brilli per i festeggiamenti...)!
In ogni caso le nostre prime tracce dociìumentabili scientificamente, concordano nelle conclusioni: c'è bastato nulla per stravolgere ogni equilibrio e forma di vita altra. Da quel momento è cominciato l'anomalia: ogni risorsa a beneficio di un'unica specie, la nostra.
La diversità, diverisificazione, che è l'unica regola su cui si fonda l'equilibrio della biosfera, è stata ignorata. L'accaparramento e l'annentamento sono subentrati, nelle diverse forme storicizzate e sancite nell'apoteosi del capitalismo, sono diventati la legge (a)morale e dominante.
All'apice della piramide ecologica, non possiamo che cadere- La scienza ci insegna che ogni forma di vita raggiunta la sua specializzazione estrema perde ogni capacità di adattamento, l'elasticità, l'"anomalia" che generava altre soluzioni, risposte all'ambiente circostante.
Ma nei secoli storici ogni diveristà è stata calpestata in nome dell'ologazone,; ogni differenza ha messo sempre più paura. Inquisizioni, genocidi, ecumenizzazioni forzate, hanno distrutto intere civiltà e saperi, soprattutto quelli derivati dal contatto diretto e rispettoso con la Natura.
Siamo arrivati alla fine: restavano quasi intatti e incotaminati il Tibet e l'Amazzonia.
A liquidare il primo c'ha pensato la Cina, in nome di un malinteso "comunismo"; alla seconda, alle sue tribtù, alle sue foreste, ai suoi animali, ai suoi fiumi, ci sta pensando quel gran fascista di Bolzonaro.
Non basta chiedere ai govern di fermare le emissioni, non basta!
Bisogna riconoscere che non siamo il centro dell'universo conosciuto, sfatare la balla dell'antropocentrismo, mettersi da parte, come una parte del tutto, neppure la più importnte e interessante.
Cosa significhiamo oggi per il Pianeta? Quale il nostro contributo alla sua vita? Che ruolo abbiamo nelle catene/reti alimentari? Siamo predatori sì, ma falliti. Uccidiamo altre specie, e anche altre razze umane, solo per il profitto, per produrre sempre di pù e consumare sempre di più cose di cui non abbiamo affatto bisogno.
Prosciughiamo fiumi, abbattiamo montagne, consumiamo suolo, mangiamo cibi transgenici, ci preoccupiamo se in Italia nascono pochi "italiani", imponiamo al Pianeta che è una risorsa finita, limitata, una presenza che cresce in progressione geometrica, infinita.
Non c'è più spazio, non c'è più tempo.
Possiamo solo fare un grandissimo passo indietro e:
1. dichiarare e praticare l'eguaglianza intraspecifica, ricordandoci ed essendo consapevoli che siamo animali alla stregua degli altri e che siamo legati a doppio filo ad ogni più piccola forma di vita: dal lombrico al filo d'erba.
Respiriamo perchè le piante ce lo permettono, eppure non facciamo altro che taglare alberi, distruggere foreste.
2. riconoscere la personalità giuridica agli elementi naturali: fiumi, terre, animali.
Se ce l'ha una banca, un'azienda, un'isitutzione, può e eve avercelo anche ciò che è vivo ma non parla. Ci penseranno gli avvocati a parlare per loro.
3. salvaguardare la biodiversità.
4. affamare il capitalismo: smettere di consumare tutto ciò che è irrilevanmte per la nostra sopravvivenza.
Non produciamo più neppure bellezza e cultura che ci stiamo a fare, in un organismo che senza di noi sarebbe assolutamente perfetto, così come lo era 5" prima della mezzanotte?
Quattro secondi ci sono stati sufficienti per distruggere tutto ciò che si era gradualmente e molto lentamente sviluppato in 23 ore e 56 minuti.
Qualche altro sceinziato divulgatore, er farci superare l'impasse demotivante e la fatica scoraggiante di pensare (che poco ormai lo facciamo) ai miliardi di anni in cui il Pianeta è diventato vivo, usa come metafora un anno solare. In quel caso siamo nati un minuto prima della mezzanotte (forse già un po' brilli per i festeggiamenti...)!
In ogni caso le nostre prime tracce dociìumentabili scientificamente, concordano nelle conclusioni: c'è bastato nulla per stravolgere ogni equilibrio e forma di vita altra. Da quel momento è cominciato l'anomalia: ogni risorsa a beneficio di un'unica specie, la nostra.
La diversità, diverisificazione, che è l'unica regola su cui si fonda l'equilibrio della biosfera, è stata ignorata. L'accaparramento e l'annentamento sono subentrati, nelle diverse forme storicizzate e sancite nell'apoteosi del capitalismo, sono diventati la legge (a)morale e dominante.
All'apice della piramide ecologica, non possiamo che cadere- La scienza ci insegna che ogni forma di vita raggiunta la sua specializzazione estrema perde ogni capacità di adattamento, l'elasticità, l'"anomalia" che generava altre soluzioni, risposte all'ambiente circostante.
Ma nei secoli storici ogni diveristà è stata calpestata in nome dell'ologazone,; ogni differenza ha messo sempre più paura. Inquisizioni, genocidi, ecumenizzazioni forzate, hanno distrutto intere civiltà e saperi, soprattutto quelli derivati dal contatto diretto e rispettoso con la Natura.
Siamo arrivati alla fine: restavano quasi intatti e incotaminati il Tibet e l'Amazzonia.
A liquidare il primo c'ha pensato la Cina, in nome di un malinteso "comunismo"; alla seconda, alle sue tribtù, alle sue foreste, ai suoi animali, ai suoi fiumi, ci sta pensando quel gran fascista di Bolzonaro.
Non basta chiedere ai govern di fermare le emissioni, non basta!
Bisogna riconoscere che non siamo il centro dell'universo conosciuto, sfatare la balla dell'antropocentrismo, mettersi da parte, come una parte del tutto, neppure la più importnte e interessante.
Cosa significhiamo oggi per il Pianeta? Quale il nostro contributo alla sua vita? Che ruolo abbiamo nelle catene/reti alimentari? Siamo predatori sì, ma falliti. Uccidiamo altre specie, e anche altre razze umane, solo per il profitto, per produrre sempre di pù e consumare sempre di più cose di cui non abbiamo affatto bisogno.
Prosciughiamo fiumi, abbattiamo montagne, consumiamo suolo, mangiamo cibi transgenici, ci preoccupiamo se in Italia nascono pochi "italiani", imponiamo al Pianeta che è una risorsa finita, limitata, una presenza che cresce in progressione geometrica, infinita.
Non c'è più spazio, non c'è più tempo.
Possiamo solo fare un grandissimo passo indietro e:
1. dichiarare e praticare l'eguaglianza intraspecifica, ricordandoci ed essendo consapevoli che siamo animali alla stregua degli altri e che siamo legati a doppio filo ad ogni più piccola forma di vita: dal lombrico al filo d'erba.
Respiriamo perchè le piante ce lo permettono, eppure non facciamo altro che taglare alberi, distruggere foreste.
2. riconoscere la personalità giuridica agli elementi naturali: fiumi, terre, animali.
Se ce l'ha una banca, un'azienda, un'isitutzione, può e eve avercelo anche ciò che è vivo ma non parla. Ci penseranno gli avvocati a parlare per loro.
3. salvaguardare la biodiversità.
4. affamare il capitalismo: smettere di consumare tutto ciò che è irrilevanmte per la nostra sopravvivenza.
Non produciamo più neppure bellezza e cultura che ci stiamo a fare, in un organismo che senza di noi sarebbe assolutamente perfetto, così come lo era 5" prima della mezzanotte?
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