Riflessioni sull'oggi del Pianeta


appunti/spunti di riflessione

di Maria Cristina Garofalo


Siamo nella fase di crisi acuta del capitalismo che ha ingoiato la stessa vita del Pianeta, che sta attaccando con sistematicità e violenza estrema, senza precedenti, il “bios” stesso.
Ogni “grande opera” proposta, dimostra questo: allineare tutto al profitto di pochi, distruggere irreversibilmente i territori, trasformare le risorse naturali, i beni comuni indispensabili alla vita, in monopoli privati.
Ma il “modello” sta collassando su stesso, per un’entropia inevitabile: chi genera morte, sfruttamento, omologazione, non può, alla lunga, che raccogliere risultati dello stesso segno, perché la spinta e l’impulso a mantenere la vita è scritto nel dna di ciascuno e dello stesso macrosistema Terra. 
A ben guardare la cosa che ha spaventato sempre e più di tutto i “potenti” è la “biodiversità”, sotto ogni forma espressiva, naturale, filosofica, estetica.
Essendo in agonia, però, il capitalismo è più pericoloso che mai, richiama a se le forze residue, quelle più oscure e subdole, e se proprio non restasse che morire, tanto vale tirarsi dietro tutto il resto del mondo! La strategia finale è sotto i nostri occhi con i suoi effetti sempre più devastanti , globali, irreversibili: dal controllo e accaparramento dei semi (e dunque della biodiversità) nelle banche e nei caveau delle multinazionali del farmaco e del cibo plastificato; all’acqua rapinata ai territori in cui sgorga e resa merce per il profitto dei grandi gruppi; dalle foreste sottratte alle popolazioni indigene, ai loro equilibri e saperi millenari per farne monocolture intensive di  oli industriali, quando non immense aree cementificate e “urbanizzate”; dagli allevamenti intensivi agli pseudo “laboratori di ricerca” che schiavizzano e torturano inutilmente e sadicamente le altre forme di vita (chiamateli se volete animali, ma ricordate che lo siamo anche noi!), dichiarando apertamente il disprezzo assoluto e totale per la stessa, e proclamando nei fatti, un anacronistico e demenziale antropocentrismo.

Non siamo (i) soli: Tutelare ogni forma di vita del Pianeta

La biodiversità fa la differenza.
Non è uno slogan da vetero ambientalisti (le associazioni ambientaliste sono morte da tempo, ormai ripiegate su stesse, autoreferenziali, quando non dichiaratamente colluse come L........).
Biodiversità è anche essere “colorati” diversamente, avere affinato strategie di sopravvivenza relate con il proprio ambiente, ad esso strettamente vincolate con il massimo dell’efficacia e dell’efficienza. Ciascun organismo è legato strettamente al proprio territorio e alle sue risorse in un rapporto di “causa-effetto”.
La terra offre quanto necessario alla vita “animale”, nei tempi e nei modi corretti in ogni latitudine e longitudine del Pianeta. O almeno lo faceva fin tanto che i colonialismi e le rapine delle risorse non hanno squilibrato questo meccanismo perfetto.
L’errore è stato non essersi accorti prima che l’ingiustizia sociale, lo sfruttamento minavano subdolamente e persistentemente, pervasivamente, le basi della vita sulla Terra. Distolte le masse dal garantirsi il pane quotidiano, nelle città ammorbate dai fumi delle fabbriche, il capitalismo ha generato le multinazionali e allungato le mani sull’accaparramento delle terre e la distruzione sistematica e pianificata degli ecosistemi. Ha interrotto catene alimentari per affamare gli indiani d’America uccidendo i bisonti che cacciavano per sopravvivere; ha deviato fiumi sottraendo acqua ai nativi del sud del mondo, per costruire centrali elettriche e dighe di captazione; violentato montagne con “infrastrutture turistiche” per le vacanze per e da ricchi anche quando la neve ha smesso di scendere e i ghiacciai si sono sciolti; interrotti corridoi migratori che garantivano la sana ibridazione all’interno delle popolazioni animali:
Hanno impoverito il mondo: abbiamo già perduto a ritmi forsennati il 60% della biodiversità. Dimenticando, ottusamente, che anche il più piccolo insetto serve a mantenere in piedi l’intero puzzle, che quando sarà morta l’ultima ape, neanche “l’uomo” ci sarà più.
Continuano a demonizzare la natura attraverso la visione distorta dei loro mezzi di stampa: “la montagna assassina”, “la natura impazzita”, confondendo le carte in tavola, ed attribuendo all’ecosistema Terra le proprie colpe e responsabilità.
Se le alluvioni allagano interi paesi, se franano i crinali su cui poggiano, è perché lì non si doveva costruire, o si doveva farlo meglio, o, semplicemente si doveva prendere atto della geologia del luogo e non forzarla. Se il terremoto ingoia intere regioni è perché persino le scuole son tirate su con la sabbia della mafia, della camorra, della delinquenza organizzata sponsorizzata e coperta dalla politica.
Le migrazioni d’intere popolazioni del sud del mondo sono generate sì dalle guerre (anche quelle per il controllo e il possesso dei territori da sfruttare), ma determinate dal cambiamento climatico, dal depauperamento delle risorse che non garantisce più per la sopravvivenza. Dobbiamo cominciare a pensarle e rileggerle etologicamente come la “normale” conseguenza della rapina perpetrata dal colonialismo occidentale che ha desertificato intere aree. Lo squilibrio determinato, replicato in tante regioni del Pianeta riconduce al tratto comune del cambiamento climatico, dell’innalzamento del livello dei mari e dell’allagamento di intere parti emerse, fino a quel momento coltivate con piccole economie di collettività.
Benché il papa ora si spertichi nelle missive ambientaliste a difesa del Pianeta e di ogni forma di vita, il cattolicesimo è stato il braccio armato, il maggior artefice e sostenitore dell’antropocentrismo e dell’uomo che domina su tutto e ne determina le sorti, essendo proiezione terrena di dio.
Se non ci si stacca da questo modello di pensiero, se non si ribalta il paradigma, riconsiderando che il nostro destino è stato evolutivamente del tutto casuale, e che solo grazie all’estinzione di massa dei grandi sauri, abbiamo trovato una nicchia ecologica-evolutiva così vasta da poter colonizzare tutte le terre emerse, non produrremo nessun cambiamento di rotta nei modelli di gestione politica e di comportamento individuale, neppure noi che pure siamo e ci dichiariamo “fuori dai giochi”.

La Terra è un luogo comune

I beni comuni nella loro essenza sono diventati oggetto di profitto indiscriminato, di sfruttamento senza ritorno, gestiti da privati e multinazionali. Basta guardare con quale accanimento e a prezzo di quante vite (umane, animali, vegetali, ad essere puntigliosi) si sacrifichino e sterminino con armi belliche, chimiche, con la distruzione sistematica delle reti alimentari principio base cooperativo e circolare della vita sul Pianeta.
Non si può delegare a governi e istituzioni la sopravvivenza: non si deve. Hanno già abbondantemente dimostrato, anche i più “illuminati” quanto siano succubi delle multinazionali, e di centri di potere occulti, speculativi, eco-criminali.
Abbiamo stravinto il referendum per l’acqua pubblica, persino la Corte Costituzionale l’ha sancito, eppure l’acqua non è stata ripubblicizzata. E siamo in Italia, in un paese cosiddetto civile e democratico.
Pensate cosa succede o può succedere in quelle parti del mondo in cui la desertificazione è già in fase avanzata e i mari hanno già subito un innalzamento,  invadendo parti di territori fertili.
Le nuove povertà e le ragioni dei conflitti, i fronti di guerra ora sono questi. Questi gli scenari che dobbiamo fronteggiare.

“Friday for future”

Il giovane movimento avviato da Greta Thunberg, è importantissimo, strategico, vitale e fondamentale, ma deve costruire una piattaforma che oggi non ha.
Non si può solo chiedere ai governi sordi, delegando loro scelte che ognuno deve e può fare nel proprio quotidiano. Non si può perché abbiamo già visto come riescano a stravolgere e volgere al profitto, ricentralizzato nelle mani di pochi avidi ed immorali, anche le proposte e le alternative più nobili e ovvie.
Sappiamo tutti, per restare nella nostra “provincia dell’Impero”, cosa sono stati i “certificati verdi” per le rinnovabili, come siano assenti piani energetici regionali e nazionali degni di questo nome.
Hanno divorato interi crinali appenninici con immote pale eoliche, deteriorando irreversibilmente un patrimonio -anche immateriale di riconoscibilità e identità per le popolazioni- senza che queste generassero alcuna energia se non quando attaccate alle centrali termoelettriche, solo perché ad ANEV (quella di Vigorito -arrestato per truffa ai danni dello stato nel novembre del 2009- per intenderci. Quella di cui Legambiente si è fatta garante presso il Ministero dell’Ambiente perché venisse riconosciuta come “associazione ambientalista”, quando già se ne conosceva la  collusione con la mafia) e compagni i soldi dello Stato entravano a prescindere dalla produzione reale di “energia pulita”.
Non si può -ma si fa “per default, usando un termine informatico-  delegare ai governi, si deve affamare il capitale smettendo di consumare l’inutile, l’accessorio, uscendo dalla ruota del criceto dell’induzione del bisogno.
Rivolgendogli contro le loro stesse armi (profitti e globalizzazione/omologazione), possiamo batterli veramente, sul loro stesso terreno.

Non farli più guadagnare

Questo il nuovo spettro che si aggira per il Pianeta.
Scioperare contro i consumi. Imporre cosa e come consumare, confezionare, distribuire, a tutti i livelli, in ogni stile di vita, smettendo di comperare alcuni generi/oggetti.
Lanciare campagne mondiali (a breve termine: settimanali, mensili)utilizzando i social, la rete, il passa parola, dato che i media ufficiali sono asserviti al potere, con report dei dati dei consumi che da subito indichino:
-di non acquistare più alcun oggetto con imballaggi e involucri inutili
-di non consumare ciò di cui non si ha bisogno
-di boicottare ogni plastica monouso
-di non consumare alcun alimento della terra che non sia di stagione o del proprio territorio
Risparmiare risorse in ogni atto quotidiano. Ridurre l’impronta ecologica soggettiva per ridimensionare quella globale siamo “ancora” 7 miliardi... Siamo ormai una specie sovra numeraria con un costo energivoro che il Pianeta non può più permettersi, inoltre presuntuosa, creazionista e interventista .
Gli ecosistemi, le catene alimentari che li regolano, sono cicli fragilissimi che si equilibrano su rapporti numerici relativi alle capacità di un determinato territorio, di un’areale, di soddisfare le necessità alimentari e spaziali delle diverse popolazioni. 
Lo sanno bene gli scellerati cacciatori e gli scriteriati governanti che li coprono, quando impongono “il prelievo selettivo” anche in ambiente protetto, di alcune specie selvatiche. Ridimensionare i numeri: un altro delirio antropocentrico che pretenderebbe di governare i principi universali della vita sulla Terra, dopo che violentemente ha sterminato intere popolazioni animali per scopi di lucro o semplicemente per quello che chiamano “sport” -perché se un animale uccide per difendersi è ferocia, se è l’uomo a uccidere un selvatico è “sport” . Aberrazioni, errori/orrori irreparabili, come gli allevamenti intensivi  (che oltretutto divorano enormi quantità di acqua esattamente come le monoculture) e le “sperimentazioni scientifiche in laboratorio” Tutto “giustificato” in nome di una conclamata, presunta, superiorità di qualcuno su qualcun altro.
Nessun governo che tiri fuori i numeri reali della devastazione prodotta da uno sviluppo basato solo su quantità, omologazione, sfruttamento di una qualche forma di vita. Ma per loro l’unica forma di vita da salvaguardare è il feto umano: sempre e comunque e anche sulla pelle delle donne.
Ogni diversità è invisa, osteggiata, repressa, combattuta con ferocia e “legalmente”. In un crescendo incredibile d’informazione di massa deviata e controllata.
Questi due elementi insieme formano una misura esplosiva di distorsione della realtà, della sua capacità di lettura che da sola basterebbe ad affossare il pianeta. La “spintarella” aggiuntiva, “il peso della farfalla”, che fa franare tutto è il problema di fondo: l’estraniazione dell’uomo dalla Natura, la sua “emancipazione” da essa, veicolata e pontificata dall’industrializzazione di massa di inizio ‘900.
Ora che livelli di crescita, aspettativa e qualità di vita, hanno imboccato un trend discendente, persino gli scienziati sono costretti ad ammettere ed argomentare che, come per ogni altra specie, l’allontanamento dall’ambiente naturale “nuoce gravemente alla salute”, anche a quella psichica, si cerca frettolosamente di metterci qualche toppa che salvi –mai detto fu più centrato- “capra e cavoli”..

Rilanciare la biodiversità e custodirla

Battere le multinazionali sul loro stesso terreno di accaparramento, è anche disubbidire agli Stati Nazionali e agli organismi sovranazionali che legiferano vietando detenzione e piantumazione di semi antichi non brevettati, per proteggere le lobby farmaceutiche e alimentari che avvelenano col cibo e curano con altri veleni.  Ora che nei laboratori creano solo piante geneticamente modificate, sterili, dai semi killer, utili solo alla loro crescita ma non a successive germinazioni e ri-produzioni; ora che il nuovo potere totale è legato al possesso dei semi, dobbiamo:
-        recuperare e piantare ogni seme, albero, essenza, ortaggio che riusciamo a recuperare ancora in grado di germinare
-        accantonarne una parte da trasmettere alle generazioni future
-        prenderci cura anche solo di piccoli brani di terra vicini a noi
-        rigenerare antichi orti e coltivazioni
-        piantare essenze gradite agli insetti (api, in primis), e garantirgli piccoli giacimenti d’acqua per i periodi siccitosi
-        proteggere e acquistare collettivamente parti di territorio boschivo, montano da trasformare in oasi, corridoi per gli animali selvatici
-        combattere la caccia in ogni sua forma
-        osteggiare in ogni modo l’abbattimento delle foreste
-        informare costantemente e correttamente le popolazioni sulla convivenza con i selvatici
-        rendere pubblici i numeri e le quantità di rifiuti che si producono anche individualmente, per  facilitare la presa di coscienza di quanta responsabilità di scelte di base ricada su ciascuno
-        rendere pubblici e diffondere i dati degli inquinamenti e le allerte per la salute
-         
Ma soprattutto dobbiamo smetterla di considerare l’ambiente, la natura, i beni comuni come elementi “al di fuori” di noi, o qualcosa da “sfruttare”, da cui trarre profitto.
Siamo stati gli unici esseri viventi a farlo: ecco dove ci ha condotto questo modello.
L’hanno perpetrato i potenti, i padroni, lo sfruttamento sistematico e distruttivo della Terra, ma ora a pagare il conto saranno  tutti gli esseri viventi del Pianeta.
Quando l’”albero 0” sarà tagliato, non si potrà più tornare indietro
Terni, 2 aprile 2019



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